L´ultima luce

Quando pensi che tutti ce l’hanno con te, vuol dire che sei depresso. Perdi la speranza, ti sembrerà impossibile uscirne, ma ricordati: la speranza ti sarà vicina quando ormai sarà lontana dalla tua mente. Lei non ti ha mai abbandonato, ti ha solo messo alla prova.

 

Capitolo 1
Patti tra terre e creature.

 

Tutto accadde in provincia di Thor, una grande città, con l’esercito più grande al mondo. «I vichinghi trionfano sempre» disse il Re, dopo aver finito di costruire la città più grande e bella che fosse mai stata creata.
Era la capitale del regno di Touroin, un vichingo che rimase imbattuto, da sempre, da quando era nato e da quando a soli dieci anni era diventato Re. Lui era biondo, con gli occhi azzurri, aveva un elmo con le corna di un montone, quelle rivolte verso il basso, simbolo di comando, nonché il simbolo della tribù.
Touroin era molto grosso, ma non molto alto. Era una buona forchetta e aveva una mentalità molto ristretta, era un guerriero e le uniche storie che riusciva ad inventare erano le storie su come gli avessero tagliato la gamba in guerra. La sua versione preferita era questa: “E’ inverno, sto combattendo contro un orco schifoso, con una faccia piena di vermi e dei denti marci come la frutta raccolta da un anno e mai mangiata, ad un certo punto, mi giro per infilzarne uno dietro di me e l’altro mi taglia la gamba, ma io riesco ancora a camminare e riesco a concludere il mio scontro uccidendolo, poi mi raccolgono svenuto e mi portano dal migliore medico del regno.”
Ma la verità su quella gamba era che si era tagliato mentre cucinava una cena e la ferita aveva fatto infezione e così … via la gamba.
Lui aveva sempre combattuto contro gli Hobbit, un popolo pacifico, ma comunque con un piccolo esercito, e aveva combattuto contro i Goblin, ma solo quando venivano a derubarlo in casa. Ma in fondo non tutti per essere capitani devono avere fatto qualcosa di grande, come perdere una gamba in battaglia e avere un bastone al suo posto. Per essere un grande capo devi fare vedere agli altri che vali e che non sei una persona da maltrattare o non rispettare. Un bravo capo deve sempre tenere a mente che per avere rispetto ne deve dare molto anche lui ai suoi sottoposti, ai suoi soldati.

Era un inverno molto rigido, la nebbia era fitta e non si poteva vedere niente a più di cinquanta centimetri dal naso, fu per questo che Touroin non vide gli Elfi attaccare il proprio villaggio e raderlo al suolo. Gli Elfi non erano cattivi, loro prima di combattere chiedevano la resa e se non gli veniva data allora, loro ferivano e facevano scappare il nemico. Non toccavano mai donne e bambini, perché uccidere un bambino sarebbe stato un disonore, loro uccidevano solo i soldati violenti, come i Vichinghi e i loro Re.

L’attacco, distrusse tutti i vichinghi presenti, soldati e il Re, mentre donne e bambini furono banditi da quella città, che divenne proprietà di Roodrick e Angeladelfrench, coloro che fecero iniziare e finire la stirpe degli Elfi, loro erano il Re e la Regina della loro specie. Lui era molto bello, occhi azzurri, capelli biondi, alto, magro e molto forte, mentre lei era uguale solo con capelli neri e occhi scuri.

La città in fine fu ricostruita, più grande e bella, con delle mura di roccia e sabbie varie che le tenevano insieme grazie a dell’acqua. Aveva delle torri con feritoie, merli spaccati e un castello con delle torri con tetto color indaco, chiese belle e una statua in centro ad essa, vicino al castello dove c’era scolpito l’amore tra il Re e la Regina.
Era piena di giardini, reali e pubblici, con strade sterrate che componevano una scacchiera, era piena di taverne, dove andare a bere la sera e a scommettere facendo giochi, tipo chi beveva più medie o cose del genere.
Il tempo per divertirsi non mancava mai, visto che era la loro attività preferita.

Nel frattempo, l’imperatore degli uomini divenne Enrico dei Borghesi, un uomo spietato e crudele come nessun altro, attaccò tutte le terre degli Elfi tranne Thor, e distrusse completamente le terre degli Orchi, che dopo la guerra dell’infinito erano diventati alleati degli Elfi.
Essa era stata combattuta tra creature magiche e fu vinta dall’alleanza tra loro, il patto OREL.
Grazie a questo patto, gli Orchi che riuscirono a scappare andarono a vivere nella città degli Elfi.
I Re e le Regine condividevano il castello, ma ovviamente comandavano solo Roodrick e Angeladelfrench.
Quella città, si poteva quasi dire imbattibile, anche se la paura c’era, soprattutto quando Enrico passava li vicino e si chiedeva perché li c’era sempre nebbia. Fino al giorno in cui lo capì.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capitolo 2
diciotto anni dopo.

 

«Lasciami» dice Angeladelfrench, mentre un ladro è in casa loro a derubare, lui irritato, prende il coltello e le taglia le vene del polso, lei cade a terra, la madre di Risck, andò in sua difesa, ma fu uccisa sul colpo.
I ladri in fine presero dell’oro e scapparono.

Nel frattempo al mercato Risck e Fire, i loro figli, si divertivano a fare la spesa, mandati dalle loro madri.
Quando ebbero finito, si avviarono verso la casa, ma la loro sorpresa, di compleanno, visto che era il loro compleanno, si trasformò in una tortura.
Risck stava guardando se era arrivata la posta, ma soprattutto se era arrivata la risposta alla domanda di arruolamento nell’esercito.
Nel frattempo Fire guarda verso la porta e un lieve suono esce dalle sue labbra «Mamma.»
nonostante sia molto basso come frequenza, Risck riesce a sentirlo, si gira verso la porta e vede essa sporca di sangue, con un ascia conficcata nel legno.
Lascia cadere la posta e si avvicina, sua madre era morta, con una spada le era stato trafitto il petto, nell’esatto punto dove c’era il cuore.
Mentre Angeladelfrench era ancora viva, nonostante stesse sul punto di addormentarsi per sempre, si avvicinano e lei gli dice quale è il loro compito, gli dice che devono creare un esercito che distrugga Enrico dei Borghesi e chi lo segue, e infine come se fosse posseduta:
«Quando l’ultimo orco e l’ultimo elfo si uniranno per combattere il più malvagio degli uomini, la pace sui mille regni regnerà di nuovo.»
le lacrime grondavano dai loro occhi, non dormirono quella notte.
Il mattino seguente andarono a prendere la posta e trovarono la loro risposta alla domanda di arruolamento, essa era sì.
Così si avviarono verso il campo di addestramento, arrivati ricevettero fischi da tutti, come se già li conoscessero, ma la verità è che li avevano presi come scudieri.
Fire era lo scudiero di Roan mentre Risck di Alessandro, erano i due comandanti più importanti, ma anche i più arroganti e orgogliosi di ciò che non avevano mai fatto, erano egoisti, egocentrici e perfino perfidi.
Ma come era scritto sull’ultima profezia dei draghi erano destinati a cadere in rovina.
«Una sfida» dicono i nostri eroi ai due capitani, ma ovviamente visto che non era nella natura degli elfi, era solo per umiliarli e prendere il loro posto.
I loro superiori erano molto calmi, sapevano già di vincere ma pur troppo, anche i nostri due ero erano molto calmi, e resistevano bene alle prese in giro dei loro capitani: «agitato pivellino? Non ti preoccupare, ti schiaccio come se fossi un ragnetto.»
disse e finì con una risata, che doveva sembrare malefica, ma invece ebbe la fine con un colpo di tosse, e tutti si misero a ridere di lui.
Quando entrarono nell’arena, videro Enrico, lui li guardava, con occhio sospetto, gli si drizzarono i capelli a vederlo e i nostri due eroi si diedero un’occhiata di incoraggiamento.
«che il torneo abbia inizio, e che vinca il migliore.» disse infine il Re Enrico.
Dopo quelle parole Fire e Risck, si videro arrivare addosso, due grosse palle di lardo con delle spade molto affilate.
Schivano e i due soldati avversari, vanno a fine contro il recinto di legno, li gli rimane la spada, i due li fanno implorare pietà e con la spada, fanno com per infilzarli, ma alla fine rimettono la loro spada nella fodera e se ne vanno.

Funzionò l’idea, ma li si accorsero, che era più difficile di quanto gli avessero insegnato, essere dei capi.
Prima di tutto sei tu il responsabile della tua armata, poi non ti puoi permettere errori, devi essere deciso quando dai gli ordini e non devi farti spaventare dai tuoi soldati meno competenti degli altri, che non hanno tanta voglia o che ne hanno troppa e vorrebbero prendere il tuo posto.
Poi devi avere un cuore, e non tanti soldi, così ci misero tanto a convincere i soldati a costruire una nuova regione, una nuova dimora a Thor, dove avrebbe portato tutte le creature magiche per creare l’esercito più grande del mondo conosciuto e non conosciuto.
Ma il loro cuore era forte e ce la fecero, iniziarono a costruire le mura, per difendere la città, poi delle case sufficienti per tutti, e infine un castello, il più bello che fu mai costruito e che ancora adesso non viene superato.

 

Mentre costruivano tutto questo, i nostri soldati erano impegnati nelle battaglie per salvare le creature magiche, nel frattempo dei soldati insegnavano a tutti, donne comprese, come combattere.
Avevano salvato, hobbit, goblin e alcuni umani che si erano uniti ai protettori della terra, loro, o almeno così si facevano chiamare.
Questo fu il nome che si diedero, dopo aver scoperto di essere i figli di Roodrick e di Merlyn, il padre di Risck.
Loro erano i capi del mondo un tempo e ora sono morti, ma i loro figli sono pronti a rivendicarli.
A Thor trovarono due pietre, molto grandi, all’interno di esse c’erano conficcate due spade.
Una era evidentemente costruita dagli orchi, l’altra era elfica.
Su quella orca, c’era scritto:
forgiata con il fuoco di un drago e sguainata da un orco.
Su quella elfica c’era scritto la stessa cosa, solo che cambiava orco con elfo.
Provarono a prenderle, e si creò un’atmosfera trionfante, con le stelle che cadevano dal cielo, e la spada, facendo scintille si estrasse.
Ad un certo punto un generale, entrò, e stava cercando di dire qualcosa quando vide i due con la spada in mano, lì finii la frase, a metà, si inginocchia, e con una voce tremolante dice:
«siete voi i signori della terra, figli di Merlyn e di Roodrick, voi siete degli Dei caduti dal cielo».
«Si alzi per favore, noi siamo uguali, tutti, non esiste che un nostro soldato si inginocchi a noi, perché, in questa armata nessuno e superiore a nessuno.»
il soldato si rialzò e chiese scusa e se ne andò.
La voce tra i soldati dell’armata si sparse, e alla fine tutti sapevano che loro erano li per salvare il mondo da Enrico dei Borghesi, più uomini si aggiunsero all’armata, vista la paura che emettevano ai vari popoli che lui aveva conquistato, più territori divennero loro, e più infretta riuscirono a ricostruire Thor, chiamata la città dei Re.
La voce finì così lontana che pure Enrico iniziò a temere per la sua posizione e per la sua ormai piccola e umile città.
Ora lui senza un bel po’ di uomini, non è che potesse fare un gran che, ma comunque non fece neanche un movimento aggressivo, anche se la rabbia cresceva in lui coma mai era successo.
I suoi servi, i suoi uomini e i suoi cittadini, iniziavano a spaventarsi, lui era sempre arrabbiato e aveva visione di una battaglia e in più sentiva le urla, le voci, della strage di Thor e poi diceva che stavano arrivando e che non ce l’avrebbero fatta a sconfiggerli, diceva sempre, dopo la caduta in depressione, «Moriremo tutti!» era diventato un pazzo Re vagante.
La sua città stava cadendo in rovina, il cibo iniziava a scarseggiare, il raccolto era molto caro e quindi non tutti pagavano le tasse e alla fine la metà della gente in un anno moriva di fame, non dava neanche da mangiare agli schiavi, che morirono tutti, visto che anche lui aveva poco con cui cibarsi, la Regina, sua moglie iniziò a complottare contro di lui, per ucciderlo, visto che grazie alla sua pazzia la città cadeva in disgrazia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1 commento su “L´ultima luce”

  1. carissimo Andrei,ieri mi è arrivato il tuo interessantissimo racconto e te ne ringrazio. Certo che la fantasia non ti manca, e hai anche molta facilità di esposizione. Non è da escludere che un domani tu riesca a trasformare tutto ciò in una vera professione, In fin dei conti ci sono tanti scrittori e penso che tu potresti farne parte. Mi piacerebbe anche che tu mi mandassi quanto mi avevi fatto leggere suol tuo cellulare che però non avevo apprezzato appieno perche’ non vedevo bene. Se mi vorrai far partecipe, d’ora in avanti, delle tue creazioni, non avrò più bisogno di mandare Bruno in biblioteca per rifornirmi di libri. Sei un ragazzo fantastico e io ti voglio molto bene Una quasi nonna bisnonna Livia

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